Associazione Giovanni Panunzio

Eguaglianza Legalità Diritti

6_NOVEMBRE_1992

6_NOVEMBRE_1992: Il coraggio di un uomo

Titolo: 6 NOVEMBRE 1992
Sottotitolo: Il coraggio di un uomo
Collana: paceinsieme… alle radici dell’erba
Autore: Michela Magnifico
Pagine: 146
Tipo Pubb.: Libro
Anno: 2017
ISBN: 978-88-6153-594-7
Per acquisto: Ed. La Meridiana

Con la collaborazione di Giovanna Belluna
Prefazione a cura di Agostino De Paolis

Una data può segnare una fine, una svolta, un nuovo inizio.
La data del 6 novembre del 1992 rappresenta per la città di Foggia tutto questo insieme.
La fine è quella della vita di Giovanni Panunzio, l’imprenditore edile che non si era limitato a dire no al pizzo, ma da subito aveva reso pubblico il suo rifiuto rompendo lo schema che vedeva l’imprenditoria del mattone nella Capitanata
sotto scacco della mafia. Un sistema solido e perverso, condizione necessaria per costruire a Foggia. La mafia controllava e assicurava. Panunzio sceglie di farsi proteggere dallo Stato. Denuncia. Collabora. Per questo deve morire ammazzato.
E muore.
L’omicidio Panunzio è stato un punto di svolta per polizia e magistratura, la conferma che la mafia foggiana esisteva e che i primi segnali risalivano a un decennio prima.
Una mafia che, per scelta, aveva tenuto, fino all’assassinio dell’imprenditore, un profilo basso, tessendo tutta una serie di legami con la parte sana della società civile. La stessa che non si era mai ribellata al potere mafioso, che non aveva mai creato uno spartiacque preciso tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Il salto di scala fatto dalla mafia negli anni, con l’omicidio Panunzio diviene manifesto.
Come anche diviene manifesto che qualcosa di sano è possibile nella società civile.
Panunzio, imprenditore sano viene ucciso e Mario Nero, cittadino che per caso assiste alla fuga dell’assassino, racconta ciò che ha visto divenendo testimone di giustizia.
Per questo il 6 novembre del 1992 è una data che segna un nuovo inizio ancora possibile per Foggia.
Grazie alla testimonianza di Mario Nero, il processo viene non solo celebrato ma anche concluso arrivando a condanne definitive.
La fine di Giovanni è l’inizio anche di una costante, attiva, continua testimonianza della famiglia e di quanti intorno a lei hanno fatto del no alla mafia di Giovanni la ragione per immaginare una città diversa che parla e non tace, che spezza catene di omertà e disegna legami con la società civile sana. Che anche a Foggia c’è e ha bisogno di riconoscersi e ritrovarsi.
Vent’anni dopo ricordare con un libro Giovanni è non rendere vano il coraggio di un uomo.
E ripartire ancora.

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